TRASLOCO
Sempre mosso dalla voglia di allontanarmi da Google e dai suoi servizi, ho finalmente deciso che dopo diversi anni la piattaforma di questo piccolo spazio andava cambiata. Finalmente il blo cambia casa. Se volete trovarmi potete recarvi al nuovo indirizzo
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mercoledì 10 ottobre 2012

È tutto un gioco

Scrivo questo post come contenuto per il bellissimo #BloggersContest lanciato da LinuxBird.

Le ultime voci sul rilascio di giochi Stream su distribuzioni GNU/Linux ha riaperto una vecchia ferita nel mondo di questi sistemi. Può essere Linux un'ottima piattaforma per i videogame? Scopriamolo.

Chi conosce GNU/Linux sa che, nonostante il sistema sia ottimo sotto quasi tutti i punti di vista, ha due enormi pecche che non si riesce a colmare: la qualità dei driver video e l'offerta del comparto videogame. Se si analizza bene quello che i sistemi open hanno da offrire in questi due settori, balza subito all'occhio come la curva di entusiasmo degli utenti muoia pesantemente sotto i colpi del mercato. Attenzione, sia ben inteso che la pecca non è dovuta dai sistemi ma è colpa di chi sviluppa driver e videogame che decide di relegare i suoi prodotti solo ad un determinata fascia di utenza. 

Pare, tuttavia che le se stanno per cambiare e GNU/Linux potrebbe diventare un'ottima base per i videogame. Scopriamo perché.

Performance

Che GNU/Linux abbia delle ottime performance è abbastanza palese per chi conosce affondo il sistema. Se si pensa che buona parte dell'hardware destinato alla discarica può essere recuperato grazie alle prestazioni di sistemi Open Source, possiamo vedere come effettivamente il sistema gravi meno sulla macchina rispetto alle sue controparti commerciali. Questo ovviamente si traduce in una maggiore quantità di potenza di calcolo e memoria libera che eventuali videogiochi potrebbero sfruttare su un comparto macchina già esistente ed abbastanza performante. 
A parità di hardware, GNU/Linux potrebbe lascerebbe "più spazio" all'applicativo videoludico e quindi i potenziali videogame giocabili su uno stesso computer aumenterebbe sensibilmente se la macchina fosse dotata di sistemi open.

Multipiattaforma

I software scritti per piattaforme Linux vengono poi portati su diversi altri sistemi. Basta citare esempi noti come Firefox, VLC o GIMP per capire come programmi nati sul sistema del pinguino siano poi diventati indispensabili anche per utenti Windows. Sviluppare un videogame con le librerie messe a disposizione da Linux significa avere tra le mani un sorgente che, leggermente ritoccato, ha il potenziale di essere compatibile con molti altri sistemi. Questo è un vantaggio anche dal punto di vista economico poiché con poche ore di lavoro in più è possibile estendere il proprio mercato verso utenti altrimenti irraggiungibili.

Libertà

Quando si tratta di libertà purtroppo si sa che gli utenti GNU/Linux devono lottare contro i colpi bassi delle dirette concorrenti che usano tutti i sistemi per poter imporre sul mercato i propri prodotti a discapito di quelli open e free. La stessa cosa è stata fatta con lo sviluppo delle OpenGL a favore delle DirectX [1]. 
Se non si fosse giocato sporco oggi le prime sarebbero lo standard per lo sviluppo dei videogame ed avremmo con molta facilità anche i giochi sul pinguino.

Mercato

Una delle scuse più diffuse per giustificare da parte dei produttori la mancanza di uno sviluppo di giochi su GNU/Linux è la piccola fetta di mercato verso cui potrebbero rivolgersi. Ovviamente questo punto si basa su un'analisi sbagliata e quello degli utenti Linux potrebbe essere un'ottimo pubblico a cui rivolgersi. Nonostante le grandi vendite dei videogame su Windows ho potuto, constatare anche personalmente, come molti dei giochi attivi (giocabili offline nda) sono in realtà copie pirata. Aprire a nuovi mercati potrebbe portare ad ingenti guadagni poichè si avrebbero più utenti verso i quali rivolgere le proprie attenzioni.

Software Center

A differenza degli altri sistemi, l'utente GNU/Linux non deve girovagare per il web alla ricerca dei software utili alle proprie esigenze nella speranza che ciò che viene scaricato sia pulito e corretto. Ogni distribuzione mette a disposizione un "mercato" nel quale poter scaricare, ed ora anche acquistare, i software di cui necessita. Questo potrebbe essere un ottimo mezzo che i produttori di videogame potrebbero sfruttare per il rilascio dei propri prodotti e delle proprie demo. Non dovrebbero più essere loro a dover cercare gli utenti negli angoli del mondo del web ma sarebbero gli utenti a cercare i videogame in un unico grande flusso centralizzato di informazioni.

E la questione etica?

A differenza di altri prodotti software sono del parere che i videogame non possano essere rilasciati come Free Software, se chi gli sviluppa non decide diversamente ovviamente, ma debbano, semmai, rispettare soltanto delle licenze di tipo Open Source. Un videogame non è un software fondamentale per il corretto funzionamento di un sistema ed è un "lusso" che un utente decide di concedersi per il proprio svago. Proprio come un film viene acquistato e muore al momento della sua visione, un videogioco ha un ciclo di vita molto molto basso che lo porta ad essere obsoleto già dopo poche settimane dal suo rilascio. Il modello di business dietro a questo mondo è completamente incompatibile con il modello a cui aspira gente del calibro di Richard Stallman e pertanto sono del parere che un videogioco closed sarebbe un ottimo compromesso a cui un utente del Free Software potrebbe scendere senza problemi etici o morali. La vita non è ne bianca ne nera e questo è un classico caso in cui un bel grigio sta bene su tutto.

Fonti: [1] [2] [3]

giovedì 4 ottobre 2012

Android è più o meno Linux. Linux non è Android

Scrivo questo post come contenuto per il bellissimo #BloggersContest lanciato da LinuxBird.

Mai come negli ultimi tempi la guerra tra i sistemi operativi di varia natura è stata così accesa e combattuta. A suon di rilasci, novità e presentazioni lampo, le varie aziende che giocano questa partita si stanno dando battaglia al fine di porre il proprio prodotto sul trono del re incontrastato dei nuovi dispositivi tecnologici. Da quando il primo smartphone "intelligente" fece la sua comparsa sul mercato mondiale, il comparto software ha conosciuto una crescita esponenziale direttamente proporzionale a quella del settore hardware. Tra tutti i sistemi sicuramente Android è il più controverso e, nonostante per gli amanti dell'open source sia visto come una manna dal cielo per la rivincita di Linux nel mondo, dagli adulatori del Free Software è visto come un diavolo che gioca a fare il prete tra i bambini del catechismo.

Ma perché Android è fulcro di così tante e contrastanti attenzioni?

La guerra dei progetti

Android Inc. nasce nel 2003, viene rilevata da Google nel 2005 e solo nel 2008 si potrà ammirare la versione 1.0 del sistema operativo che però, come progetto, era nato 5 anni prima. Analizzando la tempistica si nota come l'idea, pur essendo relativamente vecchia ormai (5 anni nel settore tecnologico sono un'eternità), conosce il pubblico solo un anno dopo la presentazione del suo rivale per eccellenza: iOS. La cosa potrebbe sembrare irrilevante ma in realtà è un ottimo punto di partenza per capire come Android sia stato figlio di scelte forse sbagliate che ne hanno dettato una nascita ritardata che è costata sicuramente una consistente fetta di utenza che era ormai presa dall'Iphone da poco presentato. 
La domanda perciò sorge spontanea: come può un progetto Open Source che può vantare dalla sua la forza lavoro di Google, nascere così tardi rispetto alla sua prima ideazione? La risposta è ancora più semplice: Android non è Open Source come si crede che sia. Il punto cardine dei software a sorgente aperto è la sua rapida escalation circa l'inserimento di nuove feature e la correzione di bug in tempi veramente molto brevi. Un codice aperto che gira per il mondo viene letto da migliaia di occhi e scritto e aggiornato da altrettanti mani e questo ne permette una rigenerazione ottimale pressoché sconfinata e dalle potenzialità illimitate. Google, invece, ha dalla sua la libertà di partorire versioni intermedie del sistema all'interno delle mura della sua azienda e di pubblicare i sorgenti del progetto secondo un proprio sistema di rilasci. Questo blocca la forza su cui il progetto dovrebbe premere di più con la conseguenza che il suo sviluppo è veloce tanto quanto lo può essere potenzialmente una Ferrari sulla neve. Fin qui gli estimatori di Android potrebbero dire che è tutto normale, che il mercato detta la legge a cui il consumatore deve sottostare e che comunque Google fa lavorare dei suoi dipendenti per offrire un prodotto gratuito e liberamente fruibile. Qui si cade nuovamente nell'ovvietà più sbagliata ed ancora una volta il concetto di Open Source viene risicato nella sua grammatica più spicciola. Se è anche vero che l'azienda di Palo Alto offre il proprio lavoro a titolo apparentemente gratuito, ci si deve rendere conto che quando la stessa azienda rivende le sue versioni aggiornate di Android ai partner che sviluppano la parte hardware (telefoni e tablet, nda), costringe loro ad integrare i servizi di Google stessa nativamente degli apparecchi. A questo punto l'utente si ritrova a tutti gli effetti un google-fonino tra le mani prima ancora di aver avviato il sistema per la prima volta. Dov'è la libertà di scelta di cui tanto si discute? Non era il software Open Source a non avere catene e vincoli con i padroni?

Incoerenza

Volendo ancora paragonare Android ad i suoi rivali, il sistema del robottino verde ha ancora una pecca dalla sua: l'incoerenza. Più volte si è visto come Android non sia così libero come si decanta e ciò può ferire ancora di più gli utenti più sensibili che possono sentirsi offesi da tale comportamento. Sapere che Apple sviluppa software chiuso permette a chi non accetta tale pratica si boicattare i prodotti dell'azienda. Semplice e lineare. Ma sapere che qualcuno sta sviluppando un sistema operativo aperto ti pone sicuramente su un piano ricettivo completamente diverso.

Linux nel telefono

È sempre più crescente, inoltre, la forte convinzione che avere Android tra le mani significhi "avere Linux nel cellulare". Questa idea è totalmente sbagliata è Android è direttamente paragonabile a Linux tanto quanto lo può essere Ubuntu piuttosto che Debian o Fedora. Linux è solo una base su cui un sistema viene costruito. Con gli stessi mattoni con cui una persona costruisce la cuccia del proprio cane, un'altra sta realizzando un grattacielo. Vi sentireste mai pronti a dire che il grattacielo e una cuccia o una cuccia è un grattacielo?

Questa ovviamente è solo un'analisi blanda e superficiale di quanto sia chiaro che Android è più o meno Linux ma Linux non è Android. Sino a quando la disinformazione avrà la meglio sulla volontà di conoscere allora si dovrà combattere contro i mulini a vento essendo fortemente convinti che siano dei giganti. 

Fortunatamente, come sempre, le alternative esistono e bisogna solo adottarle ed aiutarle a crescere. Parliamo di progetti veramente aperti e liberi come Firefox OS, Meego, Tizen o Replicant che, forti della comunità alle loro spalle, stanno sviluppando dei progetti realmente interessanti di cui sicuramente sentiremo ancora parlare.

Fonti: [1] [2] [3] [4]
   

mercoledì 19 settembre 2012

Io sono un numero

   
Scrivo questo post come contenuto per il bellissimo #BloggersContest lanciato da LinuxBird.

L'era della targa digitale

Il codice fiscale, la targa di un'automobile o la partita IVA sono solo alcuni esempi di codici utili all'identificazione univoca di un soggetto (sia esso privato o azienda) all'interno di un folto gruppo di dati simili. Se un vigile volesse fare una multa basterebbe, infatti, indirizzarla al proprietario dell'auto di una determinata targa poiché è impossibile che ne esistano, all'interno di un determinato contesto, due uguali. Immaginiamo ora che il vigile in questione venga sostituito da un stalker che avrà, quindi, un modo per sapere dove siamo semplicemente andando alla ricerca dell'automobile che rechi quel preciso codice identificativo.
Quello che è appena stato descritto è l'enfatizzazione, neanche molto dissimile dalla realtà, di quello che quotidianamente ci accade sul web mentre navighiamo tranquilli per guardare le nostre foto o cercare le migliori offerte sui prodotti di nostro interesse.
Google, Facebook o Yahoo, tanto per citarne alcuni, operano alle nostre spalle come bravi stalker telematici 2.0 assegnandoci una targa con cui identificarci all'interno dei miliardi di utenti del web e seguendo minuziosamente ogni nostro spostamento. Ad ogni utente, infatti viene assegnato un ID (Identification Number - Numero Identificativo) con il quale si marchia l'utente all'interno di un'enorme banca dati ed al quale vengono associate, in maniera alle volte poco trasparente, le operazioni che lo stesso utente esercita quando naviga con il suo dispositivo.
Da quando è nato il web 2.0 e da quando i social network hanno fatto il loro ingresso nel mondo della rete, il business sul web si è nettamente rinnovato, trasformando l'utente da cliente di un servizio a merce da rivendere in piccole parti. Ogni nostra scelta viene salvata ed archiviata in modo da poterci propinare le cosiddette pubblicità mirate. Nulla di ciò che guardiamo all'interno di una pagina web è causale e, indipendentemente dal contenuto che stiamo visualizzando o leggendo, vedremo sempre le stesse pubblicità dei soliti prodotti.

Come guadagnano i grandi del web

Siamo talmente abituati a sapere che per ogni nostro dubbio c'è Google che difficilmente ci siamo mai chiesti come faccia un'azienda del genere (multimilionaria n.d.a.) a guadagnare semplicemente da due vocaboli scritti in una casella di testo.
Sostanzialmente le aziende nel web guadagnano tutte allo stesso modo: vendendo i tuoi dati per generare introiti dovuti dalle pubblicità.
Ogni ricerca che fai su Google viene salvata associandola univocamente a te ed in questo modo viene unita alle altre cose che hai cercato nel corso degli anni. In questo modo la società traccia un profilo dei tuoi gusti, dei tuoi desideri e perfino del tuo stato di salute. Questo si tramuta in una serie di dati che Google (o altre aziende) rivende a società terze che così possono indirizzare pubblicità mirate al giusto target di utenti. A differenza della televisione, dove la pubblicità viene spedita in base al programma in onda nella speranza che raggiunga le persone giuste, le pubblicità del web colgono sempre nel segno e perciò se almeno una volta abbiamo effettuato una ricerca su cosa può causare il prurito intimo, prepariamoci ad essere inondati di foto promozionali di creme e cremine in ogni sito che ci apprestiamo a visitare.
La stessa cosa, ovviamente, accade negli altri siti con sistemi diversi. Ogni volta che su Facebook cliccate su "Mi piacciono i Pan di Stelle" state regalando alla Mulino Bianco la possibilità di sapere che siete dei potenziali acquirenti dei loro prodotti. La cosa più sconvolgente è che vi state vendendo da soli e senza alcuna forzatura.

Quanto siamo disposti a venderci?

Da quando si è scoperto che le grandi major del web operano in questo modo, gli utenti si sono divisi tra chi ha iniziato a gridare allo scandalo e chi ha dichiarato di essere pronto a convivere con questo sistema pur di avere i prodotti sempre funzionanti e sempre gratuiti. L'arte di vendere sé stessi è quasi antica quanto l'uomo e la pigrizia a cui la società moderna ci ha abituato grava pesantemente sul resto. In un periodo storico in cui orwelliane entità ledono continuamente la nostra privacy, volersi tutelare, almeno dove è possibile, dovrebbe essere una priorità e non una sistema per barattare la propria vita con un servizio. Cosa accadrebbe se un giorno il vostro pizzaiolo di fiducia vi dicesse che potete mangiare gratis da lui purché egli possa guardarvi giorno e notte dalla finestra di casa? Vi sentireste davvero tranquilli se, in ogni momento della giornata, qualcuno potesse entrare in casa vostra e sfogliare gli album che avete nel salotto o guardare cosa avete nel frigorifero? Sareste felici se ogni volta che chiedeste a qualcuno le indicazioni stradali per raggiungere un luogo, questo si segnasse il vostro nome, cognome e tragitto su un foglio di carta?

Costi e benefici

Ma se allora queste società guadagnano con questo sistema, vuol dire che se esso non esistesse sarebbero costrette a chiudere?
In realtà la cosa non è vera. Come è stato precedentemente illustrato, la televisione sopravvive agevolmente con la pubblicità senza ledere la privacy di chi sta usufruendo del servizio. Internet potrebbe funzionare allo stesso modo senza arrecare gravi danni nè all'utente e nè alle tasche delle società. Purtroppo però scavare nella vita della gente è molto più semplice che costruire delle vere e proprie analisi di mercato studiate nei particolari e quindi le aziende inserzioniste chiedono a gran voce che la nostra privacy sia lesa e che i loro prodotti siano venduti. Personalmente credo che nessun servizio valga la dignità della gente. Non permetterei a nessuno di entrare nella mia vita privata senza permesso e pertanto non permetterei a nessuno di scavare nei miei gusti e nelle mie abitudini sul web. Fortunatamente le alternative che ci tutelano esistono, basta solo voler cambiare per rispettare sè stessi e gli altri.

Alternative

Lungi da me creare una lista esaustiva delle alternative possibile, voglio solo indicare alcuni servizi che reputo ottimi come sostenuti delle più blasonate controparti al fine di dimostrare comeun business del web che tuteli l'utente esiste e funziona anche molto bene:

Google (Motore di Ricerca): DuckDuckGo Ixquick
Google (Maps) : OpenStreetMaps
Facebook: Friendica Diaspora
Twitter: Identi.ca

Inoltre vi invito a fare visita a questo sito dove è possibile travare valide alternative ai progetti più famosi, il tutto in salsa Open Source e quindi amico della nostra privacy.
  

giovedì 13 settembre 2012

Sistemi dei massimi brevetti


Scrivo questo post come contenuto per il bellissimo #BloggersContest lanciato da LinuxBird.

Nel 1452 nacque un uomo che in 67 anni di vita sarebbe riuscito, grazie alle sue innumerevoli intuizioni ed invenzioni, a creare uno spropositato numero di progetti che sarebbero stati poi ripresi nei secoli successi per dare vita a creazioni sempre più sofisticate ed interessanti. Stiamo parlando di Leonardo Da Vinci, forse il più grande inventore che la storia abbia mai conosciuto. Nessuno oserebbe mai immaginare che sui disegni ultracentenari di quest'uomo ci fosse già impressa quella che noi oggi conosciamo come bicicletta o che il carrarmato è rimasto molto fedele al disegno originale ideato proprio dal geniale fiorentino.

Nel 2012 due grosse potenze del panorama tecnologico mondiale si danno battaglia a suon di perizie e sedute legali per decidere, in sede giuridica, chi abbia avuto per prima l'idea di smussare gli angoli del proprio device mobile e chi abbia deciso che toccare lo schermo per svolgere le più comuni azioni fosse la più geniale delle trovare dalla scoperta della corrente elettrica ad oggi.

Ho voluto porre un lungo preambolo alla questione per poter parlare di quanto il brevetto sia un grosso limite per la società moderna, sempre alla ricerca di novità in cui imporre nuovi prodotti a mercati già saturi. Siamo talmente abituati all'idea che un'invenzione debba essere coperta da brevetto che forse non ci siamo mai soffermati ad immaginare un mondo senza. Il mio confronto storico vuole solo essere un modo simpatico per riuscire a capire quanto la limitazione dell'ingegno sia solo un male che porta alla stagnazione del futuro panorama della ricerca e del progresso, non solo tecnologico, ma globale.

Il brevetto viene definito da Wikipedia come:
Il brevetto (o più propriamente brevetto per invenzione) è un titolo giuridico in forza al quale al titolare viene conferito un diritto esclusivo temporaneo di sfruttamento dell'invenzione in un territorio e per un periodo ben determinato, e consente di impedire ad altri di produrre, vendere o utilizzare la propria invenzione senza autorizzazione.
Anche se nella maggior parte dei casi, il titolare di un brevetto ottiene anche il monopolio del relativo mercato, questo non avviene sempre: il titolare di un brevetto potrebbe infatti trovarsi comunque nell'impossibilità di vendere il prodotto che incorpora l'invenzione brevettata, per esempio a causa di brevetti precedenti di proprietà di terzi.

Come si può ben capire, quindi, grazie alla legge è possibile essere gli unici proprietari di un'idea e si ha la possibilità che essa rimanga tale per un certo lasso di tempo. Molto spesso ho sentito dire dagli estimatori del brevetto che esso sarebbe dannoso se non avesse limiti di tempo mentre, con l'attuale sistema, basta solo attendere per vedere decadere i limiti. Ciò potrebbe risultare vero se la durata fosse relativamente breve ma allo stato attuale si parla di circa 20 anni. Rimanendo nel campo dell'informatica, basti pensare che 20 anni fa sui computer c'era il DOS o Windows 95 e che i videogame erano quanto di più osceno si potesse immaginare graficamente mentre, ad esempio, nel campo della telefonia stavano vedendo la luce i primi cellulari così gli conosciamo oggi. Ciò dimostra come 20 anni (ma anche per 5 o 10 il discorso sarebbe uguale) siano un tempo troppo lungo per porre freni alla ricerca.

Avere la possibilità di piazzare un pesante veto su una qualsiasi idea vuol dire non permettere ad altri di utilizzarla e pertanto di migliorarla così da poter disporre sempre dei sistemi più stabili, più sicuri e nettamente migliori. Cosa sarebbe accaduto se l'invenzione della bicicletta avesse avuto dei limiti dovuti dai brevetti? Oggi ci muoveremmo con mezzi obsoleti che non conoscerebbero tutte quelle migliorie che hanno reso la vita dei ciclisti molto più semplice. Cosa sarebbe accaduto se Cooper avesse avuto la possibilità di porre grossi limiti sul primo cellulare? Oggi sicuramente non avremmo gli smartphone e per vederne uno dovremmo aspettare ancora moltissimi anni. 

L'attuale guerra tra Apple e Samsung ha risvegliato sicuramente un argomento dormiente che nel tempo a mietuto molte vittime a livello intellettuale. La vera protezione nei confronti dell'ingegno non è sottoporlo a limitazione ma è aiutarne la diffusione nella maniera più capillare possibile e con gli strumenti migliori. Diverse persone che lavorano allo stesso progetto in diverse parti del mondo non possono che essere il modo migliore per sviluppare un'idea ed i progetti open source sono la ventennale prova che questo sistema funziona e partorisce ottimi risultati.

Mi piacerebbe chiudere l'argomento con una massima che è tra le mie preferite:

"Se io do una mela a te e tu dai una mela a me abbiamo entrambi una mela. Se io do un’idea a te e tu dai un’idea a me, abbiamo entrambi due idee”
   
Licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0
  

giovedì 23 agosto 2012

Linux dappertutto...

  
Sarà una deviazione professionale ma credo di aver sviluppato il super potere di riuscire a trovare riferimenti a GNU/Linux ovunque


Infondo si sa che GNU/Linux è un sistema più pulito...
 

domenica 26 febbraio 2012

L'epoca delle fotografie

C'è stato un tempo in cui la passione per la fotografia lasciava largo spazio all'incontro tra la natura, i soggetti e l'uomo. Tutto ciò che serviva per immortalare lo scatto era racchiuso nel momento stesso in cui lo scatto iniziava ad esistere. Un paesaggio, una reflex e l'uso parsimonioso della messa a fuoco erano tutto quello che serviva per creare l'arte da ciò che già era arte. A ciò si aggiungeva l'attesa di avere tra le mani la propria fotografia sviluppata e questo rendeva ancora più piacevole fare foto. Il numero limitato di scatti a disposizione era il freno inibitore verso tutto ciò che si riteneva inutile.

Poi giunse la rivoluzione. Photoshop permise alla gente di sbagliare e da ciò ne derivò una perdita di poesia dovuto dall'attenzione meticolosa nella ricerca del soggetto perfetto, della sua inquadratura, del suo profilo migliore e della luce più idonea affinché tutto fosse al posto giusto. Il post-fotografia è diventato un vero e proprio laboratorio di finzione dove ciò che non c'era poteva essere aggiunto, ciò che non doveva esserci eliminato. I colori potevano essere alterati, la bellezza poteva essere osannata o nascosta. Nulla era più ciò era stato.

Poi fu ancora rivoluzione. Giunsero le camere intelligenti. Messa a fuoco automatica, scatto propositivo, funzioni preimpostare e scelta del soggetto migliore. Il fotografo a smesso di essere tale ed il suo compito ha iniziato ad essere sempre più simile a quello di un semplice treppiede. Non ti è permesso sbagliare per il gusto di farlo perché tutto deve essere perfetto. Non puoi definire l'arte dello sfocato perché pur volendo non puoi farlo.

Voi potete pure chiamarla libertà tecnologica ma io la chiamo prigionia del progresso.
 

mercoledì 8 febbraio 2012

Fa sempre piacere farsi citare...

Qualche giorno fa ho notato la presenza di un messaggio nel forum di Gambas e mi sono apprestato a leggerlo. Il messaggio proveniva da un utente che, insieme ad altre persone si è posto l'intento a creare un software, Azeotrope, che funga da calcolatore chimico che sia utile a risolvere facilmente esercizi ed eseguire calcoli techiometrici.

All'interno del software è stato usato del mio codice e l'utente in questione  ci teneva a farmelo presente. La cosa è stata molto gradita ed è stato un gesto piacevole e molto educato che mi ha fatto capire quanto possa essere interessante scoprire cose nuove in modi così inaspettati.

Il software è ben fatto e molto interessante. Lo consiglio a chiunque lavori in questo campo e ne sappi molto più me.

Lascio qui il link al sito ufficiale del software lo screenshot gentilmente inviatomi dal team di Azeotrope in cui figura anche il mio nome...;)


 

mercoledì 16 novembre 2011

E così scegliemmo Mint

 
Da quando ho iniziato il mio nuovo lavoro, ho potuto percepire quanto fosse forte la convinzione che GNU/Linux potesse diventare uno strumento a larga diffusione adatto a tutto e a tutti. Avendo modo di svolgere mansioni nel campo dell'informatica ho la possibilità di "influenzare", abbastanza agilmente, la gente verso una determinata scelta che possa conciliarsi con i loro bisogni.

Già da un po' di anni, l'azienda presso cui lavoro ha iniziato una lunga battaglia contro Microsoft svolta a suon di installazioni legali di sistemi GNU/linux a discapito di quelle illegali del prodotto di Gates, conversione degli utenti al software libero e manutenzione/gestione di ERP open source. 
Fino ad ora la nostra migliore arma era stata Ubuntu che grazie a determinate scelte di Canonical e forte dell'uso di strumenti alla portata di tutti, ci permetteva di avvicinare l'utenza con un'alfabetizzazione informatica abbastanza bassa al fantastico mondo del pinguino.

Oggi però si cambia strada.

Con l'avvento del nuovo desktop environment proposto dalla distribuzione sud africana e con i cicli di rilascio troppo frequenti per un utente poco pratico, abbiamo deciso di fare una scelta: abbandonare Ubuntu per passare a Mint. La scelta è stata studiata nei minimi particolari affinché si potesse selezionare lo strumento migliore utile ai nostri scopi.



Questa nuova distribuzione, in questi giorni alla luce dei riflettori più che mai, riesce ad essere quello che Ubuntu fu appena nacque: una linux per tutti. 
Grafica piacevole, strumenti pratici, menu completo ed ordinato ed una solida base Debian, fanno di Mint il prodotto perfetto per l'utente proveniente da anni di assuefazione da Windows. Inoltre, le scelte che il team della distro sta facendo per il futuro sono sempre migliori e pare che la sua strada sarà lastricata di successi e soddisfazioni.

Speriamo di poter mantenere a lungo il nostro rapporto con Mint. Ai nostri clienti piace molto...e a voi?

mercoledì 7 settembre 2011

2 candeline

   
Era l'Agosto del 2009 quando decisi di aprire questo blog per pubblicare i lavori che eseguivi e renderli disponibili per didattica ed utilità. Da allora molto è cambiato ma mai lo spirito di condivisione con cui ho partorito questo giocattolino. Da due anni condivido codice, idee e trucchi con chi, come me, ha la passione per la programmazione negli ambienti Open Source.

40000 visualizzazioni di pagina
26000 visitatori dall'Italia ed il resto da altre parti del mondo
207 posts
200 commenti
Diversi progetti attivi
Diverse collaborazioni

e tanto tempo speso ad imparare qualcosa.

Questi sono solo alcuni dei numeri che caratterizzano questo blog. Non saranno grandi cifre ma son comunque significative per me.

lunedì 9 maggio 2011

La ballata del programmatore

Mi sono imbattuto per caso in questa opera d'arte di altri tempi. Inutile commentare. Il video parla da sé per la sua genialità. Un sentito grazie all'autore....:-D

sabato 9 aprile 2011

Sai quel che cerchi


Come qualsiasi altro blogger mediamente smanettone ed affezionato alla propria piccola creatura, possiedo un contatore di visite abbastanza avanzato all'interno del blog che mi permette di visualizzare in maniera piuttosto completa il modo in cui i visitatori giungono in questa misera landa desolata e sperduta. Una delle cose che più mi incuriosisce è controllare la lista delle parole chiave utilizzate nei motori di ricerca. Molte volte mi son trovato davanti ad inattese sorprese ma questa che voglio raccontarvi merita un post....

lunedì 4 aprile 2011

The Greys. Fumetto gratuito ed aperto


Sono un appassionato di fumetti. Molto spesso mi muovo nelle grandi città vicine alla mia e vado nelle fumetterie di fiducia per acquistare i manga ed i comics che più mi attraggono e mi piacciono. Molte volte, però, capita che cerco sul web autori che pubblicano i loro fumetti in maniera gratuita e devo ammettere che si trovano lavori ben fatti che si rivelano essere perfettamente all'altezza delle controparti commerciali più blasonate.

domenica 3 aprile 2011

Wikirebels. Documentario su Wikileaks


Wikileaks è sicuramente uno dei servizi più interessanti che internet ha saputo offrire dalla sua nascita. La sua struttura, il suo organigramma e il suo fine sono diventati il problema principale per i governi di tutto il mondo e per le autorità che lavorano alla difesa dei segreti nazionali. Inutile presentare Wikileaks poichè è ormai una realtà entrata appieno nel nostro immaginario collettivo e poi perchè ogni descrizione sarebbe sicuramente troppo riduttiva per ciò che esso è ed è diventato. Basti pensare che in soli 3 anni di vita è riuscito a creare molti più scoop di tutti gli altri organi di informazione messi insieme.

sabato 19 marzo 2011

[RISORSE] Wallpaper anti-facebook


Ebbene si, lo ammetto, sono una di quelle persone che odia sentitamente facebook per quello che è e per quello che sta facendo. Sin dal suo clamoroso boom in territorio nostrano, ho sempre guardato con disprezzo questo nuovo strumento informatico nonostante tendenzialmente sia uno che ama le novità. Ho cercato di capire come funzionasse nonostante non mi ci sia mai iscritto e non l'ho mai trovato ne interesse ne tanto meno utile. Sarà forse per la mia indole riservata o per la mia poca curiosità verso i cazzi altrui, ho sempre odiato facebook ed ancora oggi rischio seriamente di uccidere chiunque mi incontri dicendomi "Ma tu ci sei su Facebook?"

martedì 8 marzo 2011

Flattr! Come e perchè!




La concessione di contenuti sul web ha trovato la sua fortuna con il crescente sviluppo della capillarità della rete. Se da una parte gli editori di vario genere lamentano la continua presenza dei propri prodotti "piratati" sul web, dall'altra gli utenti ringraziano poiché ormai è possibile trovare qualsiasi cosa con un'estrema facilità. Internet è difficilmente gestibile vista la sua struttura paritaria e, per chi da sempre è abituato ad avere tutto sotto controllo, la cosa fa storcer un po' il naso.

Vista l'attuale situazione si dovrebbero cercare dei metodi alternativi per guadagnare sulla pubblicazione dei contenuti. Su questo stesso blog molti utenti hanno avuto modo di scaricare sempre gratuitamente e senza alcun limite risorse di vario genere che ho deciso, sin dall'inizio, di creare e sviluppare e condividere con tutti. A tutti piacerebbe ricevere dei guadagni da ciò che si fa ma internet in questo non è un'ottima compagna di affari. Ecco allora che c'è chi si è ingegnato per creare un sistema, a mio parere democratico, di finanziare i progetti che ci piacciono e che reputiamo degni del nostro sostegno.

Flattr è un progetto svedese sviluppato da un team tra cui figura Peter Sunde a cui si deve la creazione di Pirate Bay. Il fine principale di questo progetto è quello di sostenere coloro che condividono o creano contenuti che reputiamo degni di essere sostenuti economicamente grazie ad un semplice click su un apposito bottone.

Come si usa?

Una volta che ci si registra sul sito, è possibile trasferire dei soldi sul nostro conto e fissare un budget (che può partire da 2€!!!) che mensilmente distribuiremo tra quelli che valuteremo come i migliori progetti incontrati sulla rete. Nell'arco del mese, ogni volta che clicchiamo su un bottone, suddividiamo il nostro budget e alla fine del periodo il valore prefissato sarà suddiviso tra tutti i progetti che hanno ricevuto un nostro click.

Facciamo un esempio. Se fissiamo un budget mensile di 2€ e, nell'arco del mese, clicchiamo su 10 bottoni, ogni utente proprietario del bottone riceverà 0.20€ (ovvero 2€ : 10 click). Se invece clicchiamo 20 bottoni con lo stesso budget, ogni utente riceverà 0.10€. E così via. Qualora non ci dovessero essere click, il budget per il mese verrà dato in beneficenza.

Come si può intuire, per ricevere da Flattr bisogna anche dare e questo è un punto di forza del progetto che prevede un equilibrio tra dare e ricevere. Chiunque abbia un account Flattr può perciò dare "mance" e riceverle con la solita cadenza mensile.

Anche SoluzioniSoftware ha deciso di aderire al progetto e sarà possibile trovare il bottone in questione nella colonna destra del template. Un grazie a chiunque ci voglia sostenere e crede, con un semplice click, in ciò che facciamo.

lunedì 14 febbraio 2011

Il San Valentino del vero amante del free software


Il vero amante del Free Software, in un giorno dedicato agli innamorati, non può non dimostrare il suo amore, ed allora ecco che spunta il banner tremendamente "coccoloso" che campeggia qui sopra. C'è chi è romantico con i fiori, chi con i cioccolati e chi con le canzoni. Noi lo siamo con i codici sorgenti perché essi per noi sono vera poesia!

Fonte: [-1-]

giovedì 20 gennaio 2011

Divisi su Unity



Chiunque sia minimamente informato su ciò che riguarda il mondo di GNU/Linux e dell'Open Source, saprà cos'è Unity e le discordie che questo nuovo progetto sta sollevando sin da prima del suo rilascio. Per chi invece ancora non lo sapesse spieghiamo brevemente in cosa consiste. Unity è un interfaccia sviluppata su Gnome che Canonical (l'azienda genitrice della distribuzione Ubuntu) ha ideato inizialmente per la versione della propria distro dedicata ai netbook. Essa attualmente utilizza il celebre Compiz come gestore di finestre e propone un'interfaccia compatta e pratica per i piccoli schermi per cui è sviluppata. Nonostante l'idea iniziale fosse quella di "conquistare" il mercato dei superportatili di nuova generazione, Unity si è dimostrata ben voluta tanto da indurre Canonical al suo porting su computer di tipo desktop e portatili con risoluzioni più elevate. Il mondo dell'Open Source, tuttavia, vede in Unity non un'adattamento di Gnome per fini pratici ma un vero e proprio fork su cui il team di Ubuntu sta focalizzando le sue attenzioni in maniera particolarmente interessante. Ma perchè tutto ciò? Cosa spinge un'azienda di questo tipo ed operante in questo settore a scegliere una strada come questa allontanandosi dalle opportunità offerte da un desktop environment già collaudato e maturo come Gnome che inoltre sta approdando verso la terza versione? La questione è sicuramente profonda e va ricercata nel futuro del progetto Gnome e non nelle idee dell'azienda di Shuttleworth.

L'Open Source, come ben si sa, cammina su una strada lastricata di buone, anzi ottime e nobili, intenzioni e i suoi progetti vengono portati avanti in buona parte da appassionati ed interessati del settore. Tutto questo si traduce in una linea di sviluppo abbastanza incostante correlata strettamente al tempo libero che ogni sviluppatore ha da dedicare al proprio progetto. A differenza di una software house, Gnome non può gestire lo sviluppo dei propri software mediante una time line poichè sarebbe impossibile visto il tipo di lavoro che c'è dietro ad ogni riga di codice. Ubuntu, sin dal suo esordio, si è posta l'obiettivo di essere una distribuzione stabile e duratura rivolta ad un bacino di utenza principalmente composto da nuovi utenti o neofiti del mondo GNU/Linux. La stabilità, quindi, gioca un ruolo primario nel futuro della distro di Canonical e Gnome, attualmente, pare mantenersi su radici tutt'altro che solide. La mancanza di fondi, la scarsa crescita di alcuni progetti e l'abbandono di altri non giova all'immagine dell'ambiente desktop. Questo però non giustifica la canonica sud africana che, ha detta di molti, si è fatta carico del peccato di attingere molto dall'open source ma dare in cambio molto poco. Unity è testimone di queste accuse e Ubuntu è lo strumento che Shuttleworth usa per predicare una filosofia non propriamente uguale alle azioni compiute. Portare avanti Gnome o approdare in Gnome3 avrebbe sicuramente giovato molto di più rispetto alla creazione di un nuovo progetto. La riconoscenza è uno strumento importante nel mondo dell'Open Source ed Unity potrebbe essere un'offesa che il team di Canonical sta rivolgendo ad un progetto che ha contribuito alla fortuna della distro.
Avere un progetto cucito sulle proprie idee crea l'illusione di portare innovazione quando invece la vera crescita sarebbe la cooperazione con altri teams per il raggiungimento di un fine comune. Da questa storia si sarebbero potuti arricchire tutti mentre pare che ognuno ne sia uscito più povero di prima. Un DE che zoppica verso la nuova versione, una nuova interfaccia abbastanza lenta e fondamentalmente poco innovativa, un uomo che predica l'opposto di ciò che fa e gli utenti che come semplici spettatori non possono far altro che sedersi e guardare senza poter partecipare attivamente a tutta questa farsa.

martedì 21 dicembre 2010

Cosa si saranno detti mai?!















Come preannunciato in un precedente post, il 20 corrente mese, Nichi Vendola ha incontrato Richard Stallman per discutere di Free Software ed Open Source dopo il trattato malefico stipulato tra la povera Regione Puglia e la ricca casa di produzione Microsoft. L'incontro è stato privato dati leggeri problemi che affliggevano Mister Free e pertanto ci si può affidare solo alle parole pubblicare da Vendola per comprendere di cosa abbiano realmente parlato i due.

Sul blog del governatore è possibile trovare un articolo dedicato (forse un pò scarno per i più curiosi ed interessati) proprio al memorabile incontro.

Nella speranza che ciò possa servire a salvare, tecnologicamente parlando, la nostra regione, attendiamo fiduciosi maggiori notizie a riguardo.

sabato 6 novembre 2010

Internet inquina troppo



Nonostante le mille battaglie ecologiche a cui siamo abituati ad assistere, siamo inconsciamente molto più inquinanti di quanto sembra nelle nostre attività quotidiane. Può sembrare strano ai più ma anche l'uso di internet (indipendentemente che sia massivo o meno) porta ad un inquinamento che secondo gli esperti è destinato a crescere a dismisura superando entro il 2020 quello dei trasporti.

Il team di Centre for sustainable comunications di Stoccolma ha condotto uno studio grazie a Google Analytics ed ha creato un software, denominato "green analytics", che ha permesso di conoscere il reale inquinamento del comportamento di un internauta medio.

Ecco alcuni dati estratti dal lavoro del team:
  • 630: milioni di tonnelate di CO2 prodotte nel 2009 dagli internauti;
  • 20: miligrammi di CO2 vengono prodotti per leggere due parole da un articolo di un sito;
  • 2: la percentule dell'inquinamento di internet sul totale mondiale;
  • 40: la percentale dovuta all'uso dei monitor;
  • 23: percentuale dovuta all'uso dei server.
Credo ci sia da meditare....

giovedì 21 ottobre 2010

Sito difeso dal Logo Alfano



Appena sono venuto a conoscenza dell'iniziativa anche io ho provveduto a difendere il mio sito con il Logo Alfano.


In un periodo in cui la legalità sembra perdersi per strada, ci sono supereroi che non dormono per noi. Dopo Batman, SpiderMan e SuperPippo anche Angiolino Alfano ha provveduto a lasciare il segno tra i boss mafiosi magistrati.

Difendi te stesso dalle malefatte dei tuoi utenti e difenditi da ciò che possono aver fatto in passato.

Non importa se stai commettendo, hai commesso o commetterai reato....l'importante è avere il talismano giusto contro le disgrazie che la magistrature spera ti accadano.

Difendi te e il tuo sito con il Logo Alfano. Se non lo fai non sarai più lo stesso.