TRASLOCO
Sempre mosso dalla voglia di allontanarmi da Google e dai suoi servizi, ho finalmente deciso che dopo diversi anni la piattaforma di questo piccolo spazio andava cambiata. Finalmente il blo cambia casa. Se volete trovarmi potete recarvi al nuovo indirizzo

domenica 26 febbraio 2012

L'epoca delle fotografie

C'è stato un tempo in cui la passione per la fotografia lasciava largo spazio all'incontro tra la natura, i soggetti e l'uomo. Tutto ciò che serviva per immortalare lo scatto era racchiuso nel momento stesso in cui lo scatto iniziava ad esistere. Un paesaggio, una reflex e l'uso parsimonioso della messa a fuoco erano tutto quello che serviva per creare l'arte da ciò che già era arte. A ciò si aggiungeva l'attesa di avere tra le mani la propria fotografia sviluppata e questo rendeva ancora più piacevole fare foto. Il numero limitato di scatti a disposizione era il freno inibitore verso tutto ciò che si riteneva inutile.

Poi giunse la rivoluzione. Photoshop permise alla gente di sbagliare e da ciò ne derivò una perdita di poesia dovuto dall'attenzione meticolosa nella ricerca del soggetto perfetto, della sua inquadratura, del suo profilo migliore e della luce più idonea affinché tutto fosse al posto giusto. Il post-fotografia è diventato un vero e proprio laboratorio di finzione dove ciò che non c'era poteva essere aggiunto, ciò che non doveva esserci eliminato. I colori potevano essere alterati, la bellezza poteva essere osannata o nascosta. Nulla era più ciò era stato.

Poi fu ancora rivoluzione. Giunsero le camere intelligenti. Messa a fuoco automatica, scatto propositivo, funzioni preimpostare e scelta del soggetto migliore. Il fotografo a smesso di essere tale ed il suo compito ha iniziato ad essere sempre più simile a quello di un semplice treppiede. Non ti è permesso sbagliare per il gusto di farlo perché tutto deve essere perfetto. Non puoi definire l'arte dello sfocato perché pur volendo non puoi farlo.

Voi potete pure chiamarla libertà tecnologica ma io la chiamo prigionia del progresso.